D; Ciao Fabio, eccoti qua. Vuoi dire anche il cognome?
F; Ciao Debora e grazie per il tuo invito. Certo, non ho problemi, anzi… mi chiamo Fabio Mura, e dal cognome si saranno già intuite le mie origini sarde; come è noto il popolo sardo è particolarmente orgoglioso, quindi ben venga puntualizzarlo!

D; Tu però sei nato in Emilia Romagna se non sbaglio.
F; Esatto, nato e cresciuto in questa ridente località della Romagna!

D; Parliamo brevemente di quello che fai nella vita e di quali sono i tuoi interessi. So che hai una passione un po’ insolita per un ragazzo giovane come te! 


F; Beh, ti ringrazio per il “giovane”, comunque ho 41 anni e lavoro nel porto della mia città. Passioni ne ho veramente tante: la musica ad esempio, infatti suono la chitarra in un gruppo, siamo in 5 e ci divertiamo veramente tanto! Ci chiamiamo “the cROCKs” e colgo l’occasione per salutare gli altri componenti: Mirka che è la cantante, Manuel è l’altro chitarrista, poi c’è Mirko che suona il basso e infine Renzo alla batteria!!


Poi cerco di dare il mio contributo nel campo del “sociale”, sono infatti referente di un gruppo whatsapp dedicato alla sicurezza e al controllo del territorio della città, nello specifico del mio quartiere; detta così potrebbe suonare un po’ ambiguo, in realtà si tratta di un progetto a mio avviso molto interessante e con uno scopo nobile, perché si cerca, con l’uso della tecnologia, di riscoprire quei rapporti genuini tra vicini di casa, così com’era anche solo fino a 25/30 anni fa. Ti faccio un esempio: c’è una situazione di degrado o potenziale pericolo in un parco del quartiere?! Sarà sufficiente segnalarlo nella nostra chat, per poter avere subito un riscontro e un coinvolgimento da parte di persone che fino al giorno prima non ti salutavano nemmeno. Non vogliamo fare miracoli, ma è inutile nascondersi dietro ad un dito; al giorno d’oggi l’uso dei social e della tecnologia ci permette di aprire gli occhi su quello che succede dall’altra parte del mondo, in tempo reale, ma allo stesso tempo sembriamo completamente indifferenti a quello che succede al nostro vicino di casa. Per citare Pasolini, vorremmo che lo “sviluppo”, rappresentato in questo caso dallo smartphone, potesse camminare fianco a fianco col “progresso”, che sempre in questo caso sarebbe il manifesto di un miglior rapporto tra le persone che abitano in un condominio, in una via, in un quartiere. Un ritorno alle origini, insomma.

D; La tecnologia che migliora i rapporti tra le persone; sembra molto interessante, vi auguro di riuscirci.
Però poi so anche che sei un appassionato di arte, ma non so se sei anche un artista.
F; Esatto, mi piace ammirare e studiare l’arte in tutte le sue espressioni, ma non sono né un pittore né uno scultore. A riguardo di questa mia passione, ci tengo a fare una premessa:  ho frequentato un istituto tecnico e alle scuole non ho mai brillato negli studi, però fin dai tempi della scuola media, sfogliando un qualsiasi libro di storia dell’arte, non potevo restare indifferente davanti ad un dipinto di Jheronimus Bosch o di Caravaggio, oppure una scultura di Michelangelo. Da questo presupposto ho maturato la teoria che l’arte dovrebbe essere di chiunque la sa apprezzare, sia esso povero o ricco, con o senza una laurea.

D; A questo punto ti chiedo se sei anche un collezionista di opere d’arte.
F; Sì, per quanto possibile. Ovviamente devo rendere conto alle mie limitate entrate finanziarie.

D; Qual è la prima opera che hai acquistato?
F; Ricordo che in quel periodo lavoravo come operaio in una nota multinazionale che opera nel campo siderurgico. Avevo 29 anni quando mi licenziai per andare a fare un altro lavoro, e coi soldi del TFR decisi di acquistare un dipinto ad olio di Mark Kostabi.

D; Perché proprio Kostabi?
F; Suonando la chitarra ho sempre avuto una passione per tutti i gruppi rock, in particolar modo per quelli che hanno accompagnato la mia giovinezza, tra cui i Guns N’ Roses, e quella copertina di “Use your illusion”, che riproduce il particolare di un grande affresco di Raffaello, mi affascinava troppo. Fu grazie a quella cover che scoprii questo pittore americano di origini estoni, quindi feci la promessa a me stesso che un giorno avrei posseduto un suo dipinto! È così che coi primi soldi messi da  parte col mio lavoro sono riuscito ad acquistare la mia prima opera. Il titolo è “Spring Affair”, è molto grande, misura 90 per 120 centimetri, ed è stato realizzato nel 2001; raffigura 2 persone (i classici “manichini” di Kostabi), uomo e donna, abbracciati su un divano tutto colorato. Anche i 2 personaggi sono colorati, lui è a strisce bianche e nere, perché è così che noi uomini vediamo le cose, siamo spigolosi e inquadrati; la donna invece ha forme morbide e sinuose, mille sfaccettature rotonde e a pois, com’è appunto la vostra personalità! Però, in un mondo a colori, troviamo l’amore che ci unisce, infatti nel punto di incontro di queste 2 persone abbracciate le personalità si fondono in un unico colore rosso, quello della passione. Il titolo può indicare la nascita di una storia d’amore, però “spring” in inglese significa anche primavera, stagione che ben si accompagna alla tavolozza così ricca che contraddistingue questo dipinto.




D; Cosa significa essere proprietari di un dipinto? Quali sensazioni si provano quando lo si ammira nella parete del proprio soggiorno?
F; Beh, ovviamente ne sono orgoglioso; 13 anni fa l’ho scelto tra tanti altri lavori di Kostabi, che è notoriamente un artista alquanto prolifico; “Spring Affair” era ai miei occhi diverso, aveva quella luce particolare. Non a caso, qualche anno più tardi, è stato notato anche da due giovani tedeschi, un artista ed una giornalista-critica d’arte, che hanno così deciso di inserirlo in un libro scritto da loro, edito in lingua tedesca e tradotto in inglese, che si intitola “Berlin Contemporary Art: Sehen/kaufen/machen”. Non ti dico la soddisfazione quando, dopo aver acquistato varie copie del libro, a pagina 154 ho trovato l’immagine della celeberrima “Fountain” di Duchamp e, nella pagina affianco, il mio dipinto insieme ad un’opera dell’artista cinese Xue Song. Una grande gioia, per un modestissimo collezionista come me.

D; Quali altre opere hai acquistato?
F; Una fotografia di Gregory Crewdson, celebre e quotato artista fotografo statunitense. Ovviamente è una fotografia di piccole dimensioni; tecnicamente vengono definite “Production Still”, che sono degli scatti di “prova” che anticipano quello importante e definitivo, riprodotto solitamente in 6 esemplari e su carta fotografica di grandi dimensioni, che hanno ovviamente tutt’altre quotazioni.
La fotografia che ho acquistato ha invece una tiratura di 20 esemplari, e questo permette quotazioni di gran lunga inferiori, molto più “popolari”.
Anche in questo caso la scelta dell’opera non è stata casuale. infatti dopo tanti anni non mi stanco mai di ammirarla. Crewdson ha effettuato questi scatti nella cittadina di Pittsfield, in particolare nella “Whortington Street”, da cui il nome dell’opera. È una ripresa effettuata nel tardo pomeriggio, poco prima del tramonto, con le case ai lati che assumono la forma di quinte in un palco teatrale, al cui centro della scena campeggia una grossa vettura, con all’interno un uomo ed una donna. Sembra una scena presa da un film di David Lynch, con le sue distintive province americane, ma con un’atmosfera particolare, quasi sospesa, dove un fotogramma prima o dopo è accaduto o sta per accadere qualcosa di importante. Sta qui la differenza tra una bella fotografia, tipo “National geographic”, e una fotografia che esteticamente non propone nulla di sensazionale, ma che ti porta a vedere quello che l’artista vuole farti immaginare.

D; Segui anche qualche artista italiano?
F; Certo, in particolare vorrei menzionare Simone Domeniconi, giovane artista a mio avviso molto raffinato ed originale, che ha saputo coniugare la cultura, quindi non solo l’arte strettamente pittorica, con il gioco  degli scacchi, di cui è evidentemente un grande appassionato.

Per spiegare meglio come funziona il suo studio, l’approccio alla realizzazione dei suoi lavori, ti parlo dell’opera che ho acquistato 2 anni fa; rappresenta una grande scacchiera, dipinta in bianco e in nero su una tela, che è letteralmente inglobata in una mappa, realizzata in poliuretano e dipinta col colore oro, che riproduce il mondo così com’è, con tutti i suoi 5 continenti. Sulla scacchiera sono applicati dei veri e propri pezzi degli scacchi, e la loro posizione è quella relativa all’ultima mossa di una partita che si è realmente disputata nel 1978, in Polonia, tra i giocatori Adam Kuligowski e Andrzej Adamski. La persona che osserva quest’opera, al di là della bellezza estetica e delle grandi dimensioni, viene perciò invogliata a scoprirne il vero significato, dal momento che Simone Domeniconi non ama mai rivelarlo subito; per inciso il nome dell’opera si limita a riportare solamente i nomi degli sfidanti, l’anno e il luogo dove si è svolta la partita (KULIGOWSKI – ADAMSKI, POLONIA 1978). Solo dopo averla osservata da vicino ci si accorge di un puntino bianco posizionato proprio al centro dell’Italia o, per essere più precisi, in corrispondenza dello Stato Vaticano… ed eccolo il vero significato dell’opera! È un omaggio a Karol Wojtyla, che divenne Papa Giovanni Paolo II proprio nel 1978, primo Pontefice della storia ad essere nato in Polonia. Ma l’opera vuole anche dirci che, mentre si svolge una partita a scacchi, contemporaneamente nel Mondo accadono altri eventi importanti. Trovo che questa doppia chiave di lettura sia un modo intelligente di creare arte.

 

Ringrazio FABIO MURA, eccellente uomo acculturato e raffinato, che ha reso quest’intervista un pozzo d’arte e nozioni.

1 Comment

  1. Molto bella questa tua intervista che hai fatto a questo ragazzo appassionato di opere d’arte. Ho letto molte cose interessanti su di lui.

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