La solitudine può essere una tremenda condanna o una meravigliosa conquista”.  È una citazione di Bernardo Bertolucci, che celebre regista e produttore che nei suoi film, come Ultimo Tango a Parigi,  ha raccontato le fragilità dell’essere umano in una società sorda alla profondità dei sentimenti. A volte la sensibilità pronunciata può diventare l’anticamera della delusione, lo specchio per le allodole degli inganni.

Le delusioni sentimentali derivanti dalla crisi di un rapporto, più o meno longevo, sono situazioni ordinarie che, nostro malgrado, possono accadere. Creano un vuoto interiore che la psiche può rielaborare attraverso l’amore per la vita e per se stessi. A volte, però, il male interiore ha origini pregresse, derivanti da “pattern” psicopatologici.

L’utilizzo dei social media può acuire determinati comportamenti sociopatici, mettendo ancora più in risalto anche i tratti di personalità già di per sé narcisistiche. Alle illusioni che l’abbaglio infatuante dell’amore può ingenerare – che ci sta nel decorso delle relazioni interpersonali – si aggiungono le insidie del nostro tempo. Fra le trappole più ingerenti, che possono lasciare un segno indelebile, vi sono le “truffe sentimentali”, veri e propri raggiri 2.0.

Le ragioni di queste truffe on line sono, nella maggior parte dei casi, di natura economica. In Italia una sentenza del Tribunale di Milano del 14 luglio 2015, ha ritenuto che ci siano i presupposti giuridici per definire una fattispecie di reato configurabile come appropriazione indebita del patrimonio della parte lesa. Ma anche in questo caso è difficile dimostrare concretamente che vi sia stata, in cambio di una serie reiterata di promesse di vita affettiva congiunta, una estorsione di denaro, e quindi una diretta connessione tra i due aspetti tale da determinare una “condotta fraudolenta”.  Non è così scontato che la persona venga condannata al risarcimento del danno, e infatti in quella sentenza la persona accusata del presunto reato è stata assolta.

Il truffatore: un

incantatore di serpenti

Il truffatore lusinga la propria preda, spesso dopo averne a lungo spulciato i suoi interessi e le sue debolezze, e chi cade nella trappola, generalmente, attraversa periodi talmente delicati della propria vita da potersi e volersi appoggiare alla mistificazione di un ideale per cercare di lenire un dolore o una ferita non rimarginata. Ma non sempre è definibile in modo chiaro il profilo della vittima, non è detto che sia una personalità necessariamente debole, insoddisfatta, triste o sconsolata. Può anche essere una persona insospettabile, intelligente, raziocinante, segnata dalla vita e dal tempo, oppure una persona che nella propria vita è sempre stata lucida e ragionevole, che attraversa una fase difficile ma transitoria, e che in altri momenti della vita mai si sarebbe lasciata ammaliare da promesse che inizialmente sembrano legittime, ma poi, quando si legano agli aspetti pecuniari diventano improbabili o inverosimili. Pur essendo improponibili, attecchiscono perché fanno leva sui desideri più intimi delle persone.

Si promette una lunga e felice vita insieme, si fanno progetti, ma poi ci si inventa mille ed inverosimili scuse per estorcere denaro. La cronaca rivela come l’abilità di questi millantatori, nello storytelling del raggiro, può essere illimitata. Ci si spaccia per militari di guerra o si racconta di essere in qualsiasi altra situazione critica per chiedere sempre più soldi con una straordinaria capacità affabulatoria.

In Italia ancora non ci sono statistiche ufficiali che rivelino dati precisi sul fenomeno delle “truffe sentimentali”. Secondo una reportistica redatta Royal Bank of Scotland lo scorso mese di luglio, solo nel Regno Unito si è perso in media 10.000 sterline estorte alle vittime di frodi on line, tra cui rientrano anche quelle sentimentali (romance fraud). Nella maggior parte casi si tratta di vere e proprie organizzazioni criminali che ordiscono nei minimi dettagli questi tranelli in cui le vittime, ignare e in buona fede, finiscono per cadere.

ono tante le motivazioni per cui ci si avvicina ad un amore “virtuale” e altrettanti i possibili rischi. In questa intervista con la psicologa e sessuologa clinica Valeria Randone, Selfie Made Girl prova a tracciare alcuni tratti delle personalità che trovano rifugio sui social media. Le insidie del web sono molteplici e coinvolgono la sfera personale del nostro “Io”.

Valeria Randone, psicologa e sessuologa clinica

 

Da psicologa e sessuologa, quali sono le opportunità e i rischi di intrecciare relazioni sentimentali o sessuali via chat?

Più che di opportunità, parlerei di rischi. Chi utilizza il web per lenire solitudini mascherate ha, solitamente, delle problematiche relazionali, o dei nuclei fobici. I rischi vanno dalla disillusone postuma, fino ad arrivare alla truffa sentimentale o economica, passando dall’estorsione che noi clinici chiamiamo extortion.

 Si può “fare l’amore” sui social? Quali possono essere i rischi nel momento in cui questi incontri diventano “reali”?

Per fare l’amore è indispensabile incontrarsi realmente con un possibile partner, altrimenti si parla di “autoerotismo assistito”, che è ben altra cosa.

Quali sono i presupposti affinché questo tipo di relazioni possano diventare sane e costruttive nel passaggio dal “virtuale” al “reale”?

La salute psichica di entrambi i protagonisti della relazione. Quando non c’è troppa differenza tra idealità e realtà. Quando non si utilizza il web per sanare problematiche psichiche o relazionali. Praticamente, é quasi impossibile.

Quando l’amore vissuto anche attraverso lo strumento digitale diventa “narcisistico”?

Più che di amore narcisistico, parlerei di partners narcisistici. Il web diventa una vetrina, un palcoscenico, una sorta di luogo simbolico dove fare sfoggio di sé, quello che noi clinici chiamiamo, falso sé.

Si postano foto intime, oppure si annuncia la fine o l’inizio di un rapporto. Lo si fa semplicemente per condividere uno stato d’animo o per smania di protagonismo da “influencer”. Quando si oltrepassa il limite e quali possono essere i rischi di sbandierare a tutti la propria intimità?

Il sexting, lo scambiarsi foto intime, fa parte del nuovo modus operandi del corteggiamento odierno, e non sempre è nocivo, dipende da chi lo pratica.  L’etere regala l’eternità, ciò che viene postato o inviato rimane “per sempre” online. Un partner può essere amorevole oggi, ed un serial killer o stalker domani.

Negli ultimi mesi, la cronaca rivela casi di “truffe sentimentali” perpetrate per via telematica da persone che si nascondono dietro ai falsi profili social per sedurre e ingannare donne che vivono momenti di fragilità. Mi riferisco a chi promette amore in cambio di soldi, inventando mille scuse spesso anche inverosimili. Può tracciarci un profilo affettivo della vittima?

C’è un carnefice perché c’è una vittima, e viceversa, si parla infatti di coppie collusive. La vittima solitamente, é una donna sola, malata di solitudine, oppure ad un difficile giro di boa della sua esistenza, con carenze affettive o fame d’amore. Gli uomini non sono immuni dal ricatto o dall’estorsione. Vengono agganciati da bellissime donne che li fanno sentire amati, desiderati, e potenti sessualmente.

Può fare alcuni esempi di relazioni affettive e sessuali considerate “pericolose” da un punto di vista interpersonale che sociale?

Non esistono coppie standard, ma derive dell’affettività e sessualità, relazioni che iniziano bene e che si concludono nel peggiore dei modi, con ricatti, estorsioni.  La pericolosità che intende lei non esiste, perché le truffe sentimentali non passano al reale, ma a pagamento avvenuto si estinguono.

Dal punto di vista psicologico, la vittima, o chi è in procinto di esserlo, può sottrarsi alla morsa dell’ingannatore (o dell’ingannatrice)?

Se ne è consapevole si, ma solitamente non lo è, anzi si sente lusingata dalla seduzione e dalle presunte attenzioni del potenziale amante virtuale.

Marianna Gianna Ferrenti

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